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P. AMATO SEBASTIANO

Bukavu, mercoledì 28 febbraio 2018

MISSIONARIO SAVERIANO IN CONGO

 

Carissimi

Il 18 marzo di quest’anno 2018 compio 43 anni dal giorno che sono arrivato per la prima volta in Congo che in quel tempo si chiamava ancora Zaire. Ero stato ordinato sacerdote da Mgr. Angelo Rizzo, poco più di un mese prima, il 9 febbraio del 1975. Oggi ancora mi ritrovo con lo stesso entusiasmo di quei giorni, ricco di esperienza missionaria, confermata con il “si” detto al Signore non una volta per sempre, ma “una volta per sempre”, sempre, tutti i giorni, in tutte le situazioni.

Oggi a ricordarle non può che venire spontaneo il sentimento di sincero ringraziamento al Signore per il dono della vocazione missionaria, sacerdotale e religiosa. Mi sento colmo del suo amore e sazio di gioia interiore da traboccare. A volte mi chiedo perché il Signore ha scelto proprio me per un simile dono? Tutto è grazia. La mia vocazione missionaria l’ho sempre vissuta come un’espressione della missionarietà della Diocesi di Ragusa fin dai tempi del seminario ed è così fino adesso, cercando di viverla in modo da fare onore spirituale alla nostra Diocesi. Ricordo sempre le parole di Mgr. Francesco Pennisi che ci diceva che una Diocesi diventa missionaria non quando manda soldi alle missioni ma quando manda missionari.

La mia prima esperienza missionaria l’ho vissuta a Walungu che si trova a 45 km Ovest della città di Bukavu, nel Sud-Kivu (Zaire). Questa esperienza missionaria, durata quasi 15 anni, immerso completamente nelle attività pastorali e apostoliche, e di sviluppo umanitario, mi aveva molto maturato. All’inizio avevamo cominciato assieme ai sacerdoti locali e, in seguito avevamo continuato da soli come Saveriani. Avevo iniziato anche con P. Gurrieri che adesso si trova in Brasile e continuato con altri confratelli saveriani come parroco e dopo anche come decano delle 5 grandi parrocchie della zona di Ngweshe. Oltre alla pratica del francese ho dovuto imparare da subito la lingua locale il mashi che si parla in tutto il Bushi trovandoci nella tribù dei Bashi. Ero giovane sacerdote (troppo giovane che ho dovuto farmi crescere un po’ di barba per sembrare più adulto) e avevo sognato la missione in modo tutto diverso da come la situazione mi dava da viverla. Pensavo di andare in un piccolo villaggio disperso e condividere la vita semplice della gente e mi sono ritrovato in una missione più grande geograficamente della nostra provincia di Ragusa con una parte di foresta non ancora evangelizzata, senza strade, oltre che molto popolata, con una buona percentuale di cristiani bene impegnati e praticanti e moltissimi non cristiani.

Tutto era grande: la parrocchia, come territorio era grande, in gran parte da percorrere a piedi; la popolazione era una moltitudine, oltre 150.000 abitanti con ancora una grande percentuale di non cristiani; il numero dei catecumeni era grande, oltre 5000 l’anno; i matrimoni numerosi oltre 400 l’anno, le scuole costruite o da costruire, organizzate o non ancora, elementari o superiori (anche veterinaria) erano numerose, oltre 50. I catechisti da animare e sostenere oltre 350… Tutto era da pensare sempre in grande e noi missionari eravamo solo tre. Con la grazia di Dio e la collaborazione efficace di tantissimi laici locali, posso dire che mai abbiamo lavorato così tanto e così bene nell’animazione pastorale delle diverse comunità di base (erano 223 villaggi) e in tutti i settori della vita umana. Un grande impegno era quello dello sviluppo sociale per lottare contro la malnutrizione e la povertà, per migliorare l’agricoltura, l’allevamento e anche l’habitat. Per evitare il colera che in quegli anni faceva tanti morti in altre zone dello Zaire, noi avevamo costruito sorgenti di acqua potabile in quasi tutti i villaggi con la collaborazione dei cristiani e dei non cristiani. Avevo capito e gustato cosa significa fare parte di un popolo in cammino e non di una folla numerosa in movimento. Noi Missionari Saveriani eravamo in tre ma non ci sentivamo pochi perché riuscivamo a fare tutto, con l’aiuto di tutti e andare ovunque. E’ di quel periodo la bella esperienza dell’apertura alla evangelizzazione di tutta la zona di foresta di Irhegabarhony (Ninja) dove mai i missionari erano arrivati (io ero stato il primo uomo bianco ad essere arrivato in quel posto e i primi cristiani li abbiamo battezzati nel 1980.). Pian piano, superando le difficoltà che non potevano mancare, e con la collaborazione sempre dei cristiani di altre zone, oggi anche in quella foresta abbiamo una buona comunità cristiana che ha resistito alla guerra e si impegna attivamente nello sviluppo della zona con scuole e dispensari.

Il periodo più duro e di grande prova è stato quello della guerra di occupazione del Congo, durante il quale più di una volta ci siamo trovati in situazioni critiche dove bisognava rinnovare la nostra disponibilità al dono totale di sé per fare la volontà del Signore qualunque essa sia e in qualunque modo. In quel periodo io ero l’economo della Diocesi di Bukavu e da me dipendeva tutto il funzionamento delle parrocchie e della Diocesi. L’uccisione del Vescovo Munzihirwa (non ero assieme a lui perché mi avevano rubato la macchina) e la morte inaspettata (provocata?) degli altri vescovi successivi, i saccheggi in quasi tutte le parrocchie, i numerosi massacri e morti violente come se la vita umana non avesse più un valore…e l’impegno di riprendere la vita là dove era stata cancellata, creando attività per dare nuova speranza, aiutando la gente che aveva perso tutto e che veniva in città con l’unico “bagaglio a mano” di 7 – 8 figli da salvare, riorganizzando la scuola e anche la mensa per i bambini… facendo tutto quello che era possibile per rimettere in piedi chi era ormai per terra… Tutto questo ci ha fatto crescere spiritualmente. Durante la guerra molti missionari erano dovuti partire e noi eravamo rimasti in pochi, ma, sostenuti dalla grazia di Dio e dalla fraternità che si era creata tra i membri di tutte le Congregazioni rimaste, abbiamo potuto lavorare sempre al meglio, come se la guerra ci passasse a lato senza scalfirci.

Adesso in Congo abbiamo vescovi locali, sacerdoti, suore e laici impegnati in gran numero, le parrocchie grandi si sdoppiano per creare altre parrocchie per l’abbondanza di vocazioni che ci sono, almeno in alcune Diocesi più fiorenti. Si vede una Chiesa viva che da oggetto della Missione sta diventando soggetto della missione nel mondo. Oltre ad avere i suoi sacerdoti o i suoi religiosi, tramite le Congregazioni religiose, la Chiesa africana manda missionari e missionarie in tutto il mondo… Noi, come Missionari Saveriani del Congo, ne abbiamo in Cina, in Tailandia, in Messico, Brasile, Colombia, in Sierra Leone, Camerun, Chad, Mozambico… e, ogni anno, i nostri seminaristi, senza contare quelli della teologia che si trovano in altre nazioni, qui in Congo arrivano alla media di oltre 75 seminaristi all’anno, secondo gli anni di formazione della Propedeutica, Filosofato, Postulato e noviziato. Non possiamo che ringraziare il Signore che sa trovare sempre i suoi “operai da mandare nel mondo”. L’animazione vocazionale è bene organizzata e abbiamo tanti giovani che vogliono diventare missionari: dobbiamo fare solo un buon discernimento e trovare anche i mezzi finanziari necessari per formarli bene.

Dal mese di aprile del 2016 sono stato eletto superiore di tutti i Saveriani del Congo, e non è un servizio facile perché noi siamo una Congregazione internazionale e, qui in Congo, abbiamo confratelli Italiani, Messicani, Congolesi, Colombiani, Indonesiani con sensibilità differenti. Si trovano in missioni sparse nel Congo in svariate tribù e lingue diverse, e quindi ci sono viaggi da fare con i differenti mezzi di trasporto dal piccolo aereo alla land-rover, alla moto e alla piroga, secondo i posti di missione. C’è da sostenere i confratelli in crisi, incoraggiare quelli che sono delusi dalla missione, a volte proporre cambiamenti per una migliore efficacia. Essere attenti ai confratelli anziani o malati che vogliono ancora servire la missione…Ridare entusiasmo sempre rinnovato in collaborazione con le diverse Chiese locali dove lavoriamo e con i rispettivi vescovi… E’ un lavoro che richiede molto impegno fisico, tanta pazienza, molta saggezza e disponibilità ad essere strumenti nelle mani di Dio per fare il bene che Lui stesso vuole e nel modo che piace a Lui. Posso anche dire che lo sto facendo con entusiasmo facendomi collaborare dagli altri più bravi di me. La missione mi ha maturato molto e ne ringrazio sinceramente il Signore.

Qui in Africa ci troviamo in un momento in cui tutte le varie forme di missione ad gentes sono presenti. Abbiamo la missione ad gentes geografica perché siamo sempre presenti nelle zone più lontane e difficili da raggiungere e in ambiente totalmente pagano; abbiamo la missione ad gentes esistenziale perché siamo presenti nelle periferie delle città umanamente più povere e disastrate dove l’uomo è degradato nella sua dignità; e in più, con grande nostra gioia, prendiamo sempre più coscienza dell’ad gentes per il mondo, perché siamo con assoluta priorità impegnati a suscitare, promuovere, accompagnare e formare giovani per l’annunzio del Vangelo nelle diverse nazioni del mondo che la Chiesa ha affidato a noi Saveriani.

Ho già visitato tutti i confratelli nelle varie missioni, oltre a Uvira e Bukavu, anche Goma, Kindu, Kasongo, e Kinshasa, ammirando il lavoro meraviglioso che tutti fanno, in situazioni, spesso, molto precarie. Sono stato anche nella missione di Kitutu (Diocesi di Uvira), oltre 200 km da Bukavu, in piena foresta, senza nessuna possibilità di comunicazione. Sono andato con la land-rover più vecchia che abbiamo perché è quella che resiste meglio agli urti, alle pietre, nel fango, dentro i fiumi e a qualunque tipo di problema: passa ovunque! Gli ultimi 45 km con la pioggia è impossibile passare! Dopo 10 ore di macchina sono arrivato senza pioggia. In un altro periodo, uno dei nostri padri è finito in un burrone, ma fortunatamente non si è fatto niente, ma tutti i bagagli sono finiti in acqua, perché la land-rover si era capovolta dentro il fiume. Malgrado le difficoltà della strada la gente viaggia lo stesso e in un’altra occasione c’erano stati anche due morti. I confratelli lavorano veramente bene e sono molto vicini alla gente.

Negli ultimi anni mi sono occupato molto di spiritualità missionaria al servizio della Chiesa locale qui in Africa e la missione di Kilomoni sul lago Tanganika vicino a Uvira ha come scopo principale quello di diventare un Centro di spiritualità missionaria, perché la Chiesa locale sia sempre più orientata verso i lontani e attenta a tutti i bisogni spirituali e materiali degli uomini. Attorno a noi cerchiamo di creare e far crescere la cultura dell’amore, della giustizia, del perdono, della fraternità e della tolleranza. Non è raro assistere a tribunali improvvisati dove si giudicano persone accusate di stregoneria e bruciate vive sul posto.

La parola di Dio che mi accompagna continuamente e che attualmente vivo di più, è quella che dice: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date! Cerco di vivere tutto con gratuità e la caratteristica delle nostre comunità è diventata l'accoglienza. Io ho sempre sostenuto che qui in Africa, noi, con tutto lo sforzo che possiamo fare non riusciremo mai a testimoniare la povertà. La parola che rimpiazza povertà nel modo più perfetto è accoglienza. E' la parola magica che tutti capiscono, bambini, adulti, malati, poveri, ricchi, preti, suore, cattolici, pagani tutti, ed è questa la più bella testimonianza che cerchiamo di dare a tutti quelli che incontriamo.

Ed è molto bello!

Tutte le missioni hanno le loro attività secondo i bisogni della zona. Io, pur essendo a Bukavu, alcune attività che facevo a Kilomoni, continuo ad animarle e a gestirle con l’aiuto dei confratelli rimasti sul posto, ed altre se ne sono aggiunte.

Ecco alcune attività che ci stanno particolarmente a cuore e che continuo a sostenere.

Kujifunza ni haki (l’istruzione è un diritto). Si tratta di aiutare i bambini nella retta scolastica, perché tanti non riescono a studiare. E’ come se ci avessi preso gusto ad aiutare bambini ad uscire dall’ignoranza. Qui non ci sono diritti per nessuno! Conoscere tanti bambini e vedere che non vanno a scuola, non riesco più a sopportarlo. E’ come dare loro un marchio da cui non si libereranno mai: essere analfabeti. E così, con l’aiuto di tanti, riesco ancora a fare studiare centinaia di bambini, che altrimenti non studierebbero. L’opera non si vede perché non si tratta di costruzioni con mattoni, ma è costruire un futuro per la Chiesa e per la Società.

Orfanotrofio di Kilomoni. Si tratta dei bambini orfani di mamma morta al momento del parto, che nei villaggi muoiono senz’altro. Pian piano è diventato un piccolo orfanotrofio legato al nostro modesto ospedale che abbiamo costruito a Kilomoni mentre mi trovavo a Uvira. Quando una mamma mette al mondo un bambino e per caso (spesso) muore, il bambino muore anche lui perché è difficile farlo vivere senza mamma. Nei villaggi la mortalità di parto è frequente. Avevo aiutato per tre casi di neonati senza mamma, aiutando la famiglia in un modo o in un altro dando i soldi per comprare il latte, ma sempre morti. Uno addirittura lo avevano portato in chiesa durante la messa con la speranza di salvarsi. Ma il problema è il cibo. Un giorno hanno portato un bambino nato in un villaggio abbastanza lontano, la mamma morta, il padre assente. Era una vecchietta che lo aveva portato. Questa volta ho deciso di tenerlo ed è cominciato il piccolo orfanotrofio nel nostro ospedaletto. E' qui che ho capito perché per una famiglia è difficile farlo vivere. Comprare il latte in polvere per neonati e saperlo preparare non è facile. Questo bambino è stato nutrito e non potendo lasciarlo sempre come un malato l’abbiamo affidato ad una donna a lato del dispensario che se ne è occupata giorno e notte. Ovviamente l'abbiamo anche pagata. Il bambino è stato battezzato con il nome di BAHATI che significa Fortunato perché non è morto, e hanno voluto aggiungere anche l'altro nome AMATO perché me ne sono occupato io. Adesso è già cresciuto e frequenta la scuola materna. Nel frattempo, altri bambini si sono aggiunti e, in questi anni, sono già arrivati a 22. Ad una vecchietta che aveva portato una neonata di 2 giorni, avevo chiesto cosa le avesse dato da mangiare in quei due giorni. Mi risponde: un po’ di acqua zuccherata e, per imbrogliarla, anche il mio seno e me lo mostra per dire che non c’era niente ! Oggi abbiamo una suora direttrice e sei mamme che si occupano dei bambini giorno e notte.

Mutuelle de santé (Assicurazione salute). E’ il modo migliore che abbiamo trovato per aiutare tante famiglie per i problemi di malattia. Adottiamo una famiglia, genitori e figli, con la somma di 60€ per un anno. La frase è questa: Afya kwa wote (La salute per tutti). Come si fa ad essere insensibili quando vedi una donna o adulto malato e non sa come curarsi o un bambino che viene e piangendo ti dice: ni mgonjwa! “Sono malato” e si vede….! Gesù era vicino ai bambini e ai malati e noi, in questo modo, continuiamo a essere segni della vicinanza di Gesù verso i malati e i bambini. Come può un bambino malato dire “Gesù mi ama?, se non ci sono io che amo quel bambino?” L’anno scorso abbiamo aiutato oltre 600 malati a pagare le loro fatture dell’ospedale e quest’anno pensiamo che saranno anche più numerosi. Aiutando i malati aiutiamo anche l’ospedale a funzionare.

Adozione di un seminarista missionario: qui, contrariamente che in Europa, abbiamo molte vocazioni missionarie di giovani che vogliono servire il Signore e sono disposti a portare il Vangelo dell’amore in tutto il mondo. La messe è abbondante, e anche i giovani che vogliono rispondere positivamente al Signore, ma mancano i mezzi sufficienti per sostenerli, farli studiare e prepararli bene ad essere missionari. Un sostegno costante è di 100€ al mese, ma qualunque aiuto è il benvenuto.

Intenzioni di sante messe. Anche questo è un buon sostegno per i missionari: far celebrare loro delle sante messe e diventa anche un modo di pregare gli uni per gli altri nella comunione dei santi.

I poveri li avrete sempre con voi. Ogni giorno c’è tanta gente che passa per salutarci e, spesso si tratta di poveri con i problemi ricorrenti di fame, scuola, salute, alloggio. Si dà sempre qualcosa: poco si, ma mai a mani vuote!!!

Centro di spiritualità: Oasis Yesu mbele. Si tratta della grande opera che stiamo realizzando a Kilomoni dove ero stato per quattro anni prima di diventare superiore dei Saveriani e trasferirmi a Bukavu, ma l’opera sta continuando. Lo scopo principale è far rifiorire la spiritualità dell’amore per mettere Dio al primo posto. La Diocesi di Uvira dove mi trovavo ha conosciuto troppe difficoltà a tutti i livelli. Dalla guerra del ’96 non ha avuto pace. Anche come Chiesa ha sofferto molto e per 5 anni di seguito non c’era neanche vescovo. Adesso c’è il nuovo vescovo ma la strada è tutta in salita. E’ necessario dare spazio allo Spirito per preti, suore e laici cristiani impegnati perché possano dare nuovo slancio a tutta la Chiesa di Uvira. La nostra Casa con tutta la parcella che arriva fino al lago Tanganika la stiamo ristrutturando in Centro di spiritualità. E’ tutta sabbia, ma stiamo riuscendo a trasformarla in un bel giardino adatto ad adulti, giovani e bambini, con aiuole, fiori, alberi per l’ombra, animali, uccelli…è come un paradiso adatto alla riflessione sulla Parola di Dio e alla preghiera. Noi siamo anche disponibili per conferenze, meditazioni, direzione spirituale e predicazioni per ritiri spirituali. Pian piano prende forma. L’abbiamo chiamata OASI YESU MBELE (Gesù davanti). Essendo come un’oasi con l’acqua pura che è il Cristo. Per i bambini la frase è diventata un saluto reciproco. L’uno dice: Yesu mbele.. e l’altro risponde: Sisi nyuma (noi dietro). Abbiamo già costruito la cappella e due sale di incontri oltre che delle paillottes (luoghi protetti dal sole) per delle riunioni all’esterno. Adesso siamo impegnati nella costruzione di 30 stanzette per accogliere gruppi anche per alcuni giorni. I lavori avanzano lentamente, ma vanno avanti e ringraziamo il Signore.

Progetto KAHORORO Si tratta di un piccolo villaggio al centro delle paludi che si trovano ad alcuni kilometri da casa nostra. Alcuni anni fa, avevo sentito parlare di questo villaggio ma non ci ero mai andato. Finalmente avevo organizzato una visita e mi ero accorto della grande povertà in cui vive la sua popolazione. Sono andato a piedi, facendo un giro molto lungo perché non c’è strada, la zona è paludosa, (si passa in piroga), senza dispensari, senza scuola...abbandonati da tutti. Mi sono detto: qui devo fare subito qualcosa! E la prima cosa da fare era quella di costruire un ponte che permetta il passaggio anche quando l’acqua del lago Tanganika si alza. Abbiamo costruito il ponte con il contributo anche della Diocesi di Ragusa, e subito dopo abbiamo avuto la fortuna di cominciare la costruzione di una bellissima scuola elementare già finita e funzionante. Sono le suore di S. Giuseppe di Torino che ne assicurano la Direzione scolastica. Non potete immaginare la gioia della gente a vedere progredire in poco tempo il loro villaggio. La prossima opera sarà quella di costruire un dispensario e un luogo di riunioni e di preghiere per la popolazione.

Maison Maendeleo ( Casa per lo sviluppo). Si tratta di una struttura di tre grandi aule e due piccoli uffici che ho realizzato alcuni anni or sono per alfabetizzazione delle donne che non sanno leggere e scrivere con taglio e cucito per le ragazze e scuola gratis per i bambini piccoli e più poveri che non hanno i mezzi per andare alla scuola dell’infanzia perché non si sentano inferiori agli altri all’inizio della scuola elementare. Noi paghiamo gli insegnanti e non chiediamo niente per l’alfabetizzazione e la formazione.

Tra le tante opere sociali e caritative seguo anche il progetto di costruzione di piccole casette per poveri per migliorare l’habitat; sto collaborando molto anche alla ristrutturazione di una fattoria sulle montagne per l’aumento di latte e carne per i Centri nutrizionali: ci sono mucche e capre non ancora sufficienti per un buon rendimento e stiamo anche migliorando i pascoli… Insomma il lavoro non manca e tutto quello che è possibile fare per il bene spirituale della popolazione e della Chiesa, cerchiamo di farlo senza stancarci. Ovviamente non facciamo solo questo,... Tutti i giorni siamo a contatto con la miseria cui dare risposte. La miseria della gente a tutti i livelli è grande e noi facciamo del nostro meglio per potere alleviare la sofferenza di tanti e mostrare il volto bello e consolatore della Chiesa che sta sempre dalla parte dei poveri.

Quest’anno 2018 si presenta molto complesso e delicato. Il presidente Joseph Kabila, già da due anni fuori dal suo mandato presidenziale, vuole garantirsi il potere e istaurare la dittatura. Nessuno è d’accordo, e, già dal 31 dicembre scorso ci sono state manifestazioni con morti e feriti. Cose che continueranno anche per i mesi successivi. La situazione è molto precaria e si teme il peggio. Pregate per la pace nel Congo secondo l’invito incessante del Santo Padre Francesco.

IL BENE LO FACCIAMO BENE SE LO FACCIAMO INSIEME

Fraternamente

P. Amato Sebastiano

 PadreAmato2018

   
   

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